Rimandare e colpevolizzarsi: due nemici dell’autostima (2° pt)

A cura della Dott.ssa Barbara Tormen Psicologa Prêt-à-Porter

Eccoci nuovamente qui a parlare di autostima. Sì perché, come avrete visto, si tratta di un argomento complesso e molto, molto importante per la vita di ogni individuo, e che non poteva essere liquidato velocemente se vogliamo che i nostri bimbi o nipotini crescano dotati di una “sana e robusta” considerazione di Sé.

Va sempre tutto male!

In questa seconda parte vedremo il nemico numero due dell’autostima: ovvero, l’atteggiamento mentale che porta a vedere, giudicare ed interpretare le cose prevalentemente sotto una triste sfumatura di grigio.

io posso!

La visione ad occhio di bue

In teatro, quando si vuole porre l’accento su un personaggio o una parte di una scena molto importante, viene usato uno speciale faro luminoso chiamato occhio di bue. Esso illumina soltanto ciò che cade all’interno del proprio fascio luminoso lasciando completamente nell’ombra ciò che rimane all’esterno. Le persone sono in grado di riprodurre lo stesso effetto a livello mentale, considerando solamente l’aspetto negativo di un dato evento ed ignorandone completamente le parti positive.

Per esempio: Marco è stato interrogato e ha preso 6½; chiedendogli come sia andata l’interrogazione è possibile capire dalla risposta se Marco utilizza un atteggiamento mentale ad occhio di bue oppure una luce soffusa. Egli potrebbe rispondere che durante l’interrogazione ha risposto in modo pessimo, si è dimenticato delle parti, non ha saputo ricordare alcuni dettagli e così via, cosa che non giustificherebbe del tutto il voto preso. Rispondendo in questo modo egli infatti, sta completamente omettendo tutta la parte positiva dell’interrogazione sostenuta, mettendo in evidenza solamente le proprie mancanze.
Ecco allora che, per ottenere una buona rappresentazione teatrale non è possibile utilizzare solamente il faro ad occhio di bue, ma è necessario illuminare tutto il contesto circostante; la stessa cosa è valida anche per l’attenzione selettiva che viene utilizzata per interpretare le proprie prestazioni: il faro ad occhio di bue minaccia la buona autostima, una luce soffusa invece la migliora.

Le etichette negative

Attribuirsi dell’idiota, di quello che non ne azzecca mai una, dell’incapace e via dicendo, sicuramente non aiuta la costruzione di una buona autostima, anzi è una sorta di faro ad occhio di bue nel campo del giudizio, che lascia la parte più positiva nell’ombra.
Sapersi attribuire dei meriti, congratularsi con sé stessi, notare la proprie abilità invece è fondamentale. L’idea che siano solo gli altri a poter dare un giudizio positivo, perché si potrebbe peccare di presunzione, invece è molto pericolosa.

Dovere contro volere

Ascoltando come le persone parlano, ci si può accorgere di quanto prevalentemente usino parole quali “devo, non dovevo, o dovrei” per indicare qualcosa da fare o da non compiere. Questo modo di esprimersi ci permette di comprendere da quale direzione arrivi la motivazione, la spinta verso una determinata azione. Il verbo “dovere”, indica una spinta esterna ad agire in un determinato modo, al contrario, il verbo “volere” restituisce maggior responsabilità al soggetto, lo rende più attivo nel prendere una determinata decisione o fare una scelta.

Attribuzione di responsabilità

Prendersi in modo totalizzante la responsabilità dell’andamento di una data situazione, così come attribuire esclusivamente agli altri la responsabilità di qualcosa, sono entrambi atteggiamenti sfavorevoli alla creazione di una buona autostima, in quanto in entrambi i casi la visione è parziale e non tiene conto della complessità della situazione.
Essere capaci di osservare in modo obiettivo gli eventi dando loro il giusto risalto, mettendo in evidenza sia le parti negative che a quelle positive, permette di avere una visione globale più ampia, e tutela dal cadere nel vittimismo o nel biasimo altrui.

Detto questo, ora è tempo di mettersi all’opera: provate a sostituire, all’interno delle foglioline, tutti i modi di pensare, e le frasi fatte negative, che condizionano la nostra giornata.
Penna in mano e via con la scheda…

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