La rabbia, in pratica.

Dopo la teoria non si può che passare alla pratica, perché le parole servono a riflettere, ma i fatti, quelli sì che contano con i bambini.

Se ci fosse un libretto di istruzioni, lo comprerei, ad ogni costo. Invece di tutto quello che si è scritto sull’argomento, personalmente apprezzo quei testi che ti fanno dire “oh, non ci avevo pensato” e quelli soprattutto che ti fanno sorridere di te stessa, come mamma!

I-bambini-non-fanno-mai-i-capricci

Uno però l’ho comprato: ero in un grosso negozio di giochi e avevo ancora Eleonora nel marsupio e Pietro che cominciava a dare i primi segni di gelosia o forse faceva solo i capricci giusti e sani per la sua età. Rabbia, sempre incavolato, con me sì! Segnale: tra i libri da lontano vedo la scritta: I bambini non fanno mai i capricci.

“E’ mio” ho pensato “Ci sta: so che non sono solo capricci…e oggi mi serve proprio qualcuno che mi dica cosa fare perché non ho più energie!”. Ne ho apprezzato alcune pagine, quelle centrali, che come spunto danno quello di prevenire certe reazioni anche solo mettendosi più all’ascolto del bambino e anche di se stessi.

E poi un consiglio praticissimo: sfogatevi, non contro i bambini, certo, guai! Ma contro un divano, un muro…un lavandino, come è capitato a me mentre non sapevo se ridere o piangere. Levarsi di dosso tutto e poi ritrovare il modo in cui più ci piace fare le mamme.

Per noi funziona a volte anche il gioco: a 7 e 5 anni non posso non provare a giocare con loro quando siamo arrabbiati. Sì perché si esce dal turbine di sensazioni negative e si ritrova quella luce tipica dei bambini, a cui va sempre bene tutto! Con loro ho re-imparato a giocare, con loro ci provo ogni volta che posso.

Tra gli amici poi sono nota come schiacciasassi e in effetti non ne lascio passare molte. Ma con i figli ho capito che non ne vale la pena. E’ un po’ come quando hai un amico caro e sai che in certi casi è meglio lasciarlo stare. Quindi il tempo serve a poterne poi riparlare con i bambini, a poter spiegare cosa è successo, perché ci si arrabbia e come evitare certe situazioni.

punished kid

Anche perché più crescono più vivono all’esterno della famiglia esperienze in cui poi possono calarsi nei panni dell’altro e capire anche noi e il nostro punto di vista, ma a partire da un fatto concreto non da concetti.
Esempio, l’altro giorno mi sono arrabbiata e ho avuto una reazione spropositata fino a rompere un gioco che avevo visto lanciare nell’occhio di Ele dal fratello; l’ho buttato a terra e si è rotto. Ho spiegato che non va bene, che il loro comportamento insieme a una serie di altri mi aveva fatto arrivare a quel limite, ma che la rabbia si deve gestire, senza rifarsi su oggetti o persone. Pietro, che è molto riservato, dopo che ci siamo spiegati e scusati mi ha raccontato di un episodio successo a scuola con un bambino, in cui una sua frase di scherno aveva provocato nell’altro un pesante insulto, la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Da solo, il giorno successivo, mi ha raccontato poi che ha solo detto all’amico che era evidente che stesse solo scherzando e che l’insulto lo aveva fatto rimanere male; il compagno si è scusato e ci hanno riso sopra. Un mio errore, vissuto ed elaborato insieme, è diventato una modalità per risolvere i conflitti a scuola. Ed è servito per non sentirmi una pessima madre, ma lavorarci sempre su…

La rabbia è solo un temporale nella giornata che, se per il resto è serena, non ne porta il ricordo.

E, in fondo, ho capito che con e per i bimbi conta avere dei genitori felici di vivere questo ruolo, per cui anche il problema è solo qualcosa da risolvere insieme, non una brutta sensazione da subire; per cui la rabbia è anche momento di incontro e confronto. Forse si può cominciare a fare un po’ di pratica cominciando a considerarla da questo punto di vista?