Alimentazione che dilemma! – 1° parte

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Questo mese, in supporto alla rassegna “MANGIARE BENE INSIEME” abbiamo chiesto alla Dott.ssa Marina Irene Camiletti e al Dott. Vincenzo Saitta Salanitri, pediatri del Gruppo Pediatrico Legnanese, di aiutarci ad affrontare l’argomento e a sostenere l’importanza di una corretta cultura alimentare nell’ambito famigliare. Dove per cultura non si intende esclusivamente ciò che si mangia, ma anche come, quando e in quale tipo di contesto emotivo.

a cura della Dott.ssa Marina Irene Camiletti pediatra, del Dott. Vincenzo Saitta Salanitri pediatra e della Dott.ssa Silvia Scaglioni, nutrizionista presso la Clinica Pediatrica dell’Università di Milano

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Parlare di alimentazione dell’infanzia oggi è toccare uno dei temi più’ dibattuti e controversi nella galassia dei rapporti familiari, questo perché ognuno si sente in dovere di dare la propria ricetta ai genitori del lattante o bimbo che sia.

Bisogna distinguere diversi periodi nella vita del bambino, dal punto di vista dell’alimentazione, ed in particolare affronterei due periodi di massima: dalla nascita al compimento dell’anno di vita e gli anni successivi.

L’equilibrio con cui il bambino cresce è fondamentale non solo per la sua salute fisica, ma anche per quella psichica. Lo sviluppo della personalità e la sua capacità di autoregolarsi e scegliere, una volta diventato adulto, dipendono dalle esperienze vissute in infanzia e dalle preferenze nate nel corso della stessa.

L’alimentazione nelle prime fasi della vita deve assicurare una corretta crescita, evitando errori come diete insufficienti, che possono portare a vari gradi di malnutrizione, o diete con eccessi, che possono determinare la comparsa di obesità essenziale, ipercolesterolemia, ipertensione, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica.

Compito del pediatra è quello di favorire lo sviluppo di un corretto rapporto col cibo, fondamentale per un adeguato sviluppo psicofisico e per la prevenzione della comparsa di disturbi del comportamento alimentare.

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Le abitudini alimentari acquisite durante l’infanzia persistono nella vita adulta e ne condizionano la salute. Fattori innati, acquisiti ed ambientali sembrano giocare contemporaneamente ruoli fondamentali nell’apprendimento e nell’autoregolazione. Con l’offerta ripetuta di altri tipi di cibo, il bambino apprende nuovi elementi e nuovi gusti e si ha una modificazione dell’intake energetico. Ecco come il fattore ambientale costituisce l’elemento chiave dell’acquisizione o perdita del controllo ed dell’autoregolazione dell’alimentazione.

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L’assunzione di nuovi e salutari alimenti è favorita dalla frequente offerta, dalla facilità di accesso al cibo e dalla presentazione degli alimenti. Anche la densità energetica dei cibi determina la scelta: si preferisce l’elevata densità dell’alimento per una predisposizione genetica verso cibi più calorici, che ai fini della sopravvivenza risulta più vantaggioso per l’organismo.

All’età di 2 anni si sviluppa fisiologicamente la “neofobia” definita come la paura nei riguardi di un nuovo cibo, che tende a rendere sempre più monotona la dieta qualora i genitori non siano sensibilizzati a dare il buon esempio e a continuare a stimolarli con nuovi sapori in un ambiente piacevole. È il caso della frutta, della verdura e della carne, che si fanno spazio tra biscotti, latte e le torte. Se, però, l’introduzione di un alimento è seguita da disagio, oppure è relazionata a particolari stati del bambino, ad esempio durante lo stato febbrile, quell’alimento sarà considerato negativamente e piacerà meno.

Nel contesto dell’esperienza alimentare, durante i primi anni di vita, i genitori giocano un ruolo particolarmente importante. Esistono molte variabili all’interno del contesto familiare che possono influenzare il comportamento alimentare dei bambini e di conseguenza il loro peso corporeo. Le abitudini alimentari dei genitori, la disponibilità di cibo e le strategie di nutrizione utilizzate conducono i bambini a sviluppare preferenze verso taluni cibi rispetto ad altri, condizionando di conseguenza l’intake calorico. Atteggiamenti familiari costanti di controllo su cosa e come mangiano i figli o altre “tattiche” per costringere a mangiare determinati alimenti, possono contribuire allo sviluppo di sovrappeso nei bambini e avere quindi un effetto negativo dell’alimentazione.

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RACCOMANDAZIONI PER I GENITORI

Sin dall’allattamento, la madre rappresenta il cardine delle scelte e delle abitudini alimentari dei propri figli. Consumare i pasti in famiglia rappresenta un momento di incontro tra genitori e figli. I genitori hanno il principale compito di dare il buon esempio e proporre una dieta varia. Sane abitudini alimentari per tutta la famiglia permettono al bambino di imparare a decidere da solo. I genitori sono responsabili della scelta e della varietà degli alimenti da proporre quotidianamente ai loro figli ed è opportuno che lascino libera scelta sulla porzione. Quando in tavola sono presenti più tipi di verdure e di frutti, il bambino ha la possibilità di scegliere ciò che più gli piace, senza imposizioni.

In questo modo si garantisce un corretto apporto di fibre e nutrienti propri dei vegetali e fondamentali per la crescita del bambino. Piuttosto che proibire determinati alimenti, è meglio proporli saltuariamente, senza farli diventare abitudine. È opportuno limitare il consumo di snacks, di succhi di frutta o bevande dolci. Si consiglia anche di non associare alimenti con castighi e rimproveri o umore negativo dei genitori.

Fondamentale, inoltre, è ripartire l’intake giornaliero nei vari pasti.

La prima colazione è di importanza fondamentale: non lascia il bambino a digiuno dalla cena fino al pranzo del giorno successivo, conservando i sensi di sazietà o di fame. È bene anche introdurre il 60 % delle calorie totali della giornata entro il pranzo, in modo tale da equilibrare l’intake con il dispendio energetico.